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SULL'ORARIO DI LAVORO NON SI SCHERZAvenerd́ 19 dicembre 2008

SULL'ORARIO DI LAVORO NON SI SCHERZA

(di Antonio Panzeri e Gianni Pittella) - Il voto, in seconda lettura del Parlamento Europeo, che ha respinto la possibilità di portare l’orario di lavoro nei paesi Ue fino a 65 ore è un fatto di particolare rilevanza. Il Parlamento ha bocciato, a grande maggioranza, il compromesso precedentemente raggiunto dal Consiglio dei Ministri UE che rendeva possibile una settimana lavorativa fino a 65 ore, come avveniva ai primi del '900!
Il voto di questa settimana evita un pericoloso abbassamento delle tutele in materia di sicurezza e salute per i lavoratori oltre che un’alterazione dei meccanismi di normale competizione nel mercato unico europeo. Ora si apre una fase nuova: la direttiva sul lavoro ritorna al Consiglio e si riaprirà un negoziato i cui sviluppi saranno visibili solo nei prossimi mesi. Il Consiglio comunque non potrà non tener conto della netta posizione espressa dalla maggioranza degli eurodeputati nonché delle forti preoccupazioni espresse dai lavoratori e dai cittadini europei.
Proprio a Strasburgo, alla vigilia del voto, si sono mobilitati i sindacati europei che considerano l’allungamento dell’orario di lavoro come primo passo verso un arretramento dell’Europa sociale. La manifestazione è stata anche una forte presa di posizione per rivendicare una rinnovata agenda sociale particolarmente necessaria in una fase come quella che stiamo attraversando, caratterizzata da una grave crisi economica e finanziaria. Ed infatti non è pensabile oggi immaginare una crescita economica in Europa senza porsi il tema della contemporanea inclusione sociale.
Va aggiunto che le preoccupazioni per un possibile allungamento dell’orario di lavoro hanno toccato anche i medici che, provenienti da vari paesi d’ Europa, hanno sfilato in camice bianco, davanti alla sede del Parlamento, chiedendo che il tempo di guardia fosse considerato tempo lavorativo tout court e che fosse loro garantito il diritto di usufruire dei riposi compensativi subito dopo il lavoro svolto. Il Parlamento Europeo, con il suo voto in plenaria, ha accolto le preoccupazioni dei lavoratori riaffermando come basilari e prioritari i principi di sicurezza e salute sul luogo di lavoro.
Era stata la Gran Betagna a chiedere per prima l’adozione dell clausola "Opt-out" che, a certe condizioni, permetteva di superare il limite di 48 ore e, ad oggi, erano 15 i paesi che in qualche modo la stavano usando. Il Consiglio con un compromesso raggiunto faticosamente nel settembre scorso aveva confermato questa possibilità ma Il Parlamento si è espresso bocciandola nettamente!
Ora può aprirsi una fase nuova che va considerata come grande opportunità per riaffermare al meglio il principio di un’ Europa sociale sempre più forte e sempre più vicina ai cittadini.
 

 

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