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LIBERA CIRCOLAZIONE, UN PILASTRO DELL'EUROPAvenerd́ 6 marzo 2009

LIBERA CIRCOLAZIONE, UN PILASTRO DELL'EUROPA - di Antonio Panzeri

(intervista a Antonio Panzeri) - D. La crisi economico-finanziaria che sta investendo tutta l’Europa, sta mettendo a dura prova la stressa solidarietà tra lavoratori. Ne è stata testimonianza la recente vicenda dell’impresa italiana contestata in Inghilterra. Che ne pensi? 

R. il problema in parte esiste e può avere una sua accentuazione. Non vi è dubbio che di fronte alla crisi attuale il tentativo è quello di far prevalere logiche protezioniste.

Questo vale sia sul versante economico- produttivo, sia su quello relativo al mercato del lavoro. Risulta evidente che una nuova visione nazionalista dei processi rischia di mettere seriamente in discussione uno dei pilastri europei, quello cioè della libera circolazione. Tuttavia il tema va affrontato e vanno messe in moto politiche adeguate, tali da governare questo processo e fare in modo che abbia impatti positivi. Anche se fino ad oggi non possiamo parlare di problemi di una certa consistenza. 

D. cosa intendi dire? 

R. In seguito ai due recenti allargamenti dell’Unione Europea (2004 e 2007), i “lavoratori mobili” dei nuovi Stati membri hanno avuto un impatto positivo sull’economia dei paesi dell’UE in cui si sono recati e non hanno causato gravi turbative ai loro mercati del lavoro.

Anzi in generale hanno fornito un contributo importante per assicurare una crescita economica sostenuta senza penalizzare in modo significativo i lavoratori locali e senza determinare un dumping salariale.

Certo è comunque che la crisi odierna può accentuare le difficoltà e far sorgere problemi che finora non vi sono stati. 

D. Quali caratteristiche ha la mobilità dei lavoratori in Europa? 

R. Molti lavoratori vanno in un altro Stato membro su base temporanea, ma non intendono rimanervi in permanenza, mentre l’attuale situazione di  sviluppo dell’economia e di declino nella domanda di manodopera potrebbero ridurre i flussi di lavoratori nell’UE e aumentare le migrazioni di ritorno. In sostanza la libera mobilità della manodopera tende ad autoregolarsi con flessibilità in entrambi le direzioni: i lavoratori vanno dove c’è domanda di lavoro e molti vanno via quando le condizioni occupazionali diventano meno favorevoli. 

D. Quindi parrebbe di poter dire che tutto funziona per il verso giusto e che alcune preoccupazioni alla lunga sono infondate? 

R. Come detto l’impatto della mobilità fino ad ora non ha creato alterazioni particolarmente difficili da gestire. Tuttavia è importante che l’Unione Europea fornisca un quadro più stabile  alle politiche sociali, per evitare problemi in futuro. Ciò significa,  ad esempio,  la predisposizione di politiche che tendano ad integrare sempre più i mercati del lavoro, sia per quanto concerne i livelli salariali sia per quanto riguarda le normative.

È importante che la stessa direttiva sui  distacchi possa essere rafforzata per evitare,  da un lato interpretazioni non corrette come quelle fornite di recente dalla Corte di Giustizia e , dall’altro  per rendere non praticabili logiche di dumping sociale.

Bisogna in sostanza avere la consapevolezza che il rafforzamento del pilastro sociale è decisivo nella costruzione del mercato interno europeo.

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