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venerd́ 17 aprile 2009
MOLDAVIA, L'EUROPA E UN NUOVO VICINATO AD EST - di Pasqualina Napoletano
(di Pasqualina Napoletano) - È grande la preoccupazione a Bruxelles per la crisi politica che ha scosso la Moldavia in seguito alle elezioni dello scorso 5 aprile. Dopo l'allargamento ai paesi centro-orientali dell'UE, negli ambienti comunitari si era come diffusa l'idea di una spontanea marcia verso la stabilità democratica anche nei paesi ai diretti confini con i nuovi Stati membri. Oggi l'UE si desta bruscamente scoprendo invece che, al proprio margine sud-orientale, le tensioni politiche e le questioni nazionali non sono mai state del tutto sopite e possono anzi riemergere con violenza.
Tutto questo chiama in causa l'Unione Europea, che non può eludere le proprie responsabilità nel dare un contributo alla soluzione della crisi. La stabilità della Moldavia, il paese più povero d'Europa, è decisiva per l'UE nel controllare una delle aree più cruciali per la propria stessa sicurezza, un nodo decisivo per le questioni energetiche e di gestione dei flussi migratori.
La crisi in Moldavia urge l'UE a riconsiderare gli effetti della propria politica di Vicinato. Al centro della crisi in Moldavia, infatti, c'è la questione dell'avvenire europeo del Paese e delle aspettative che il cammino verso Bruxelles suscita nella popolazione. Più in profondità, c'è la questione della capacità dell'UE di intrecciare relazioni economiche e politiche con Paesi che, pur se europei e pienamente titolati ad entrare un giorno nel club di Bruxelles, sanno bene di non poter vantare alcuna ambizione per l'immediato né per il prossimo futuro. La stessa ragione di fondo d'altronde, l'abbiamo vista pochi anni fa nel caso della Rivoluzione Arancione in Ucraina.
Occorre una riflessione profonda su tutta la politica di Vicinato, sulla sua prassi, sui risultati raggiunti, sulle riforme ottenute nei paesi membri. Occorre soprattutto onestà intellettuale da parte dell'Europa nel riconoscere che i limiti della sua azione verso i paesi vicini ai confini orientali sono frutto in primo luogo delle proprie reticenze e timori rispetto a nuove adesioni e del progressivo richiudersi in un'idea di "fortezza Europa", dopo il completamento dell'ultimo recente allargamento. Certo sono necessarie riforme ed una migliore efficacia dell'UE prima di pensare all'ingresso di nuovi Stati membri, ma certamente è necessario riconsiderare le politiche in atto e offrire qualcosa in più rispetto al partenariato esistente.
Nelle recenti settimane abbiamo visto concretizzarsi il progetto di un nuovo partenariato orientale tra Bruxelles ed i paesi vicini dell'Est, si tratta certamente di un'opportunità da cogliere. E' un'iniziativa che potrà avere successo, nel lungo periodo, se l'UE capirà la necessità di migliorare non solo i rapporti bilaterali con i singoli vicini, ma anche l'esigenza di creare un nuova idea di ordine regionale, che sia più largo della mera entità geografica dell'Unione Europea, includendo anche la Russia, e che costituisca un partenariato forte per permettere all'Europa di affrontare la globalizzazione e l'emergere delle nuove potenze mondiali.
L'Europa deve continuare ad accompagnare le riforme e ad aiutare il raggiungimento della stabilità politica nei paesi partner dell'Est. I risultati ottenuti grazie alla prospettiva dell'adesione nel 2004 sono il più grande contributo democratico raggiunto dall'integrazione europea in tutta la sua storia, questo serva da lezione ora nel caso moldavo.
Il Parlamento ha deciso di dedicare alla situazione in Moldavia una parte dei propri lavori della prossima sessione plenaria di Strasburgo. Sarà un'occasione per approfondire tutte queste riflessioni, alla presenza anche delle altre istituzioni comunitarie, e per organizzare una missione di osservazione della situazione sul campo.
Come socialisti, in questi ultimi anni abbiamo rivendicato la necessità di avviare una ambiziosa iniziativa regionale in tutta l'area del Mar Nero, comprendente anche la Russia, la Turchia, oltre che naturalmente il Caucaso, la Moldavia, l'Ucraina. La crisi in Moldavia non è infatti solo un problema di instabilità istituzionale e politica in un piccolo Paese periferico del Continente, è in primo luogo un grande rischio, se non affrontato con coerenza e lungimiranza, per tutta l'Europa in sfide cruciali quali la cooperazione energetica, i trasporti, l'ambiente, la lotta alla criminalità ed ai traffici in tutta la regione.












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