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A processo il patron della Cemental

Cronaca

Franco Ponti, ex titolare della Cemental, dovrà affrontare il processo e rispondere delle accuse di omicidio colposo e lesioni gravissime. Lo ha deciso, dopo quaranta minuti di camera di consiglio, il giudice dell’udienza preliminare Antonella Pini Bentivoglio, che ha accolto la richiesta avanzata dal pubblico ministero Isabella Chiesi, che per tre anni ha condotto le indagini sulla ‘fabbrica della morte’ di Correggio.

Fondata nel 1956, chiusa nel 1989, arrivata ad avere più di 500 dipendenti, la Cemental lavorava la pericolosissima fibra di amianto senza – questo hanno messo in luce le indagini – alcuna misura di protezione per la salute e l’incolumità dei propri lavoratori.

Il 69enne Franco Ponti, che alla morte del padre Sergio subentrò nella conduzione dell’azienda, deve rispondere di omicidio colposo per la morte di Luciano Nanetti, per quattro anni addetto alla miscelazione alla Cemental, deceduto nel 2012 per mesotelioma pleurico. E deve rispondere di lesioni gravissime nei confronti di Paolo Montanari, 81 anni a maggio, per sedici operaio nell’azienda correggese: nel 2011 gli è stata diagnosticata l’asbestosi, malattia causata dall’amianto. ‘Un primo passo per avere giustizia’, il commento di Montanari e dei famigliari di Nanetti, la moglie Rosa e i figli Andrea e Stefano, dai quali nel 2012 partì l’esposto che ha dato il via all’inchiesta, ora costituitisi parti civili nel processo.

L’imprenditore Franco Ponti è difeso dagli avvocati Orlandi e Spaggiari. L’avvocato Ernesto D’Andrea assiste invece Paolo Montanari e la famiglia di Luciano Nanetti: “Abbiamo assunto parecchie prove – spiega il legale a TgReggio – e anche grazie alle indagini certosine della Procura abbiamo portato tutti gli elementi per chiarire le responsabilità di Franco Ponti. La difesa intendeva discutere dell’accusabilità di Ponti per soli sette, otto mesi di gestione dell’azienda. Ebbene sì – sottolinea D’Andrea – perché anche in quel periodo le polveri si sono respirate. Non solo, anche in quel periodo si è continuato a non adottare misure per tutelare la salute dei lavoratori”.

Ora potrebbe concretizzarsi e proseguire il filone dell’inchiesta sulla Cemental ad oggi ‘congelato’: quello per disastro ambientale doloso. “Già questa mattina – dice D’Andrea – ho depositato l’ultimo documento che, matematicamente, dimostra proprio il disastro ambientale doloso causato dall’azienda a Correggio. Adesso la Procura lo valuterà e, se è il caso, disporrà accertamenti tecnici. Credo che la conseguenza non potrà che essere il rinvio a giudizio anche per disastro ambientale doloso”. Se così fosse, si arriverebbe a delineare un contesto ben più ampio e preoccupante? “Sì, perché riguarda anche la popolazione di Correggio e chi ha vissuto tanti anni accanto a quell’azienda, a quegli ambienti. La Cemental lavorava a cielo aperto, senza protezioni, le prove ci sono. Sarà il filone più importante, soprattutto per il numero di persone potenzialmente coinvolte’.

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