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Addio a Jerome Bruner

Attualità

È stato uno dei più studiati e influenti pensatori americani del ventesimo secolo, figura chiave, con le sue ricerche, della psicologia dell’educazione. Jerome Bruner, spentosi a quasi 101 anni, aveva insegnato a Harvard, a Oxford e alla New York University, di cui era professore emerito. Reggio gli aveva conferito nel 1997 la cittadinanza onoraria. Riconoscimento seguito, nel 2003, dalla laurea ad honorem in Scienze della formazione primaria conferita dall’Università di Modena e Reggio.

Da più di vent’anni Jerome Bruner aveva un forte legame con le nostre scuole comunali dell’infanzia, con le pedagogiste e il personale. Fortissimo quello con Carla Rinaldi, attuale presidente della Fondazione Reggio Children. Nelle sue incursioni, non mancava mai di stare tra i bambini e di dialogare con loro, spinto dalla curiosità personale, oltre che da quella del ricercatore. “Nella scuole di Reggio – ricorda commossa Carla Rinaldi – trovava frammenti propri. Sergio Spaggiari, allora direttore dell’Istituzione nidi e scuole dell’infanzia, ed io lo conoscemmo nell’anno forse più difficile, il 1995, era appena morto Malaguzzi. E Bruner agì come evidenziatore dei passaggi, che la scomparsa di Malaguzzi aveva scolorito. I suoi occhi, tra il riflessivo e il curioso, sono gli occhi più infantili e più belli che abbia mai visto, quell’infanzia che va da 0 a 100 anni”.

Celebre una frase di Bruner sulla nostra città: ‘Non si capiscono le scuole di Reggio Emilia se non si conosce la comunità di Reggio Emilia’, che amava definire un perfetto esempio di glocal, di cultura e agire globale e locale al contempo. Proprio per questo suo interesse per Reggio e per la sua storia, per la sua gente e per un sistema pedagogico che riteneva straordinario, Bruner, insieme alla moglie, amava trascorrere nella nostra città lunghi periodi di vacanza e di studio. Non era infrequente, fino a quando l’età avanzata glielo ha consentito, vederlo con la bella stagione seduto al tavolino di un bar o in un ristorante del centro, pronto a dialogare con tutti e a rivolgere il suo sguardo vivace, comunicativo e simpatico a una comunità e a una città che, dopo New York, considerava la sua seconda casa.

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