Al Via Il Carrozzone Delle Primarie Usa, Strampalato E Anacronistico Rito Elettorale

Marco D’Eramo: Al via il carrozzone delle primarie Usa, strampalato e anacronistico rito elettorale

Tratto da il manifesto , 3 gennaio 2008

Domani pomeriggio sul tardi, tra i 100 e i 200.000 cittadini e cittadine dello Iowa (su una popolazione di 3 milioni di abitanti) si riuniranno chi in una chiesa, chi in una palestra di liceo, chi in una biblioteca pubblica per celebrare il più anacronistico rito democratico che ogni quattro anni attira l’attenzione mondiale su questo stato del Middle West (tra Illinois a est, Nebraska a ovest, Wisconsin a nord e Missouri a sud) che per i restanti 47 mesi è nel centro del nulla. E cioè si terranno le prime, in ordine cronologico, delle 50 primarie che porteranno alla nomina del candidato presidenziale nei due partiti maggiori, il repubblicano e il democratico, per il voto che si terrà il 4 novembre, per scegliere il successore di George W. Bush.

In realtà queste 50 primarie eleggono i 2.864 delegati (cui vanno aggiunti senatori, deputati, governatori e altre cariche pubbliche invitate automaticamente, per un totale di 4.366 partecipanti) che poi parteciperanno alla convention democratica a Denver (Colorado) dal 25 al 28 agosto; e i 2379 delegati alla convention repubblicana a Minneapolis (Minnesota) dal primo al 4 settembre. Di fatto i delegati di ogni stato sono vincolati nella convention a votare per i candidati per cui si è espressa la loro base, ma in teoria i delegati di molti stati potrebbero persino votare per un candidato diverso (lo stesso avviene per il voto presidenziale: in alcuni stati, i Grandi Elettori che eleggono il presidente potrebbero anche sconfessare il voto popolare del proprio stato).

Rituale macchinosissimo e doppiamente anacronistico. Il sistema delle primarie, per scegliere i candidati (non solo alla presidenza, ma anche al parlamento federale e a quello statale, alla carica di governatore, ecc.) è rimasto sostanzialmente inalterato da un secolo a questa parte, cioè da quando prese piede. Il metodo era pensato per un sistema di trasporti basato sulla ferrovia a vapore e quindi con tempi di spostamenti lunghissimi, sia a livello nazionale, sia nei singoli stati, dove spesso il mezzo di trasporto era ancora la carrozza a cavalli. Da qui la necessità di diluire le primarie nei 50 stati su un arco di tempo assai lungo, che da domani 3 gennaio si spalmerà su sei mesi fino al 3 giugno quando si terranno le ultime primarie, quelle del South Dakota. E poiché la campagna in Iowa è cominciata già nella primavera del 2007, ogni campagna presidenziale dura in realtà quasi 2 anni, dilatando i costi della politica a livelli astronomici.

Fino al 2004 questo macchinoso processo conteneva un’ulteriore bizzarria: poiché gli stati più importanti e popolosi – in particolare la California che manda alla convention democratica 441 delegati, lo stato di New York (280 delegati) e l’Illinois (185) – votavano assai tardi, quando ormai i giochi erano sostanzialmente fatti, si produceva il paradosso per cui le primarie degli stati più importanti erano anche le più irrilevanti. Se applicato anche questa volta, un simile meccanismo avrebbe sfavorito in modo netto, e irreparabile, Hillary Rodham Clinton che proprio in California e nello stato di New York ha i suoi punti di forza. E poiché i clintoniani dominano l’apparato di partito democratico, sono riusciti a far modificare il calendario in modo tale che ora gli stati più popolosi terranno le primarie il 5 febbraio. Anzi, il 5 febbraio si terranno primarie repubblicane in ben 21 stati e democratiche in 22, facendo così soprannominare quel giorno il «martedì tsunami» o il «super-martedì»: in quel giorno saranno eletti ben 2064 delegati democratici (su un totale di 2864) e 1081 delegati repubblicani (su 2379). Perciò il 6 febbraio i giochi per la nomination saranno fatti, e questa riforma avvicina il momento in cui tutte le primarie si terranno in un solo giorno, possibilmente più a ridosso delle conventions, in modo da semplificare e rendere più economico tutto il meccanismo elettorale.

Per di più, tanto per semplificare le cose, non tutte le primarie si tengono secondo le stesse regole: vi sono primarie chiuse, semi-chiuse e aperte. Nelle primarie chiuse possono votare solo gli elettori che si sono registrati a quel partito: alle primarie repubblicane possono votare solo chi si è registrato tra gli elettori repubblicani, e viceversa per i democratici. Le primarie aperte sono quelle in cui può andare a votare chiunque, anche se si è registrato nel partito opposto: un elettore registratosi democratico può andare a votare alle primarie repubblicane e viceversa: questo tipo di primarie offre la possibilità a ogni schieramento di adulterare la scelta dello schieramento opposto: per esempio i repubblicani possono andare a votare in massa nelle primarie democratiche per far eleggere il candidato democratico più debole e più facilmente battibile dal loro. Per aggirare questa difficoltà in alcuni stati, come la California, si tengono primarie semi-chiuse. Dove a ogni primaria possono votare anche gli elettori registratisi come «indipendenti», ma non quelli del partito opposto.

Ma le primarie dello Iowa hanno un proprio anacronismo specifico. Intanto non c’è un voto segreto, ma in ogni caucus (cioè in ogni «riunione di vicini», in ogni gruppo di attivisti) si vota per alzata di mano, si discute, si cerca di far convergere il voto sul minor numero di candidati possibili. Alla fine i partecipanti a questa riunione eleggono dei delegati che partecipano a conventions di provincia che a loro volta eleggono delegati per conventions di distretto che a loro volta eleggono delegati alla convention statale che infine eleggerà i 56 candidati alla convention nazionale di agosto. Per di più nella singola «riunione di vicini», il candidato che riceve meno del 15 % dei voti di un caucus non ha diritto a nessun delegato di quel caucus alla convention provinciale. In secondo luogo, poiché non di seggi elettorali si tratta, ma di riunioni, queste si tengono solo a fine giornata, impedendo così di parteciparvi a tutta una serie di lavoratori – ristoratori, medici, infermieri, poliziotti, pompieri di turno, dipendenti dei centri commerciali, e in genere chi a quell’ora è impegnato. È per questo motivo che il New Hampshire rivendica di essere il primo stato a tenere, fra cinque giorni, l’8 gennaio, «primarie normali» cioè a scrutinio segreto.

Ma quale è l’impatto reale delle primarie in Iowa, oltre a essere le prime a tenersi? Non solo la struttura socioe-conomica di questo stato non per niente è rappresentativa di quella statunitense in generale, ma nemmeno i partecipanti alle primarie sono rappresentativi del loro stato. L’impatto di queste primarie sta più nel processo di eliminazione che in quello di consacrazione. Chi nello Iowa va assai peggio che nelle aspettative può quasi fare le valige e abbandonare la campagna. Oltretutto, lo specifico meccanismo abbassa di parecchio il tasso di partecipazione e lo rende assai manipolabile dagli apparati di partito. Successe a Howard Dean nel 2004: dato per gran lunga favorito, si trovò contro la mobilitazione dell’apparato ceh voleva sbarrargli la strada e arrivò terzo (con 18% dei voti) dopo John Kerry (38%) e John Edwards (32%), tanto che si ritirò.

Invece nel 1992 uno sconosciuto Bill Clinton ottenne un misero 3% in Iowa, ma risollevò le sue sorti in New Hampshire dove ottenne un insperato secondo posto (dietro al senatore Paul Tsongas), e gli fece acquistare uno slancio che lo portò alla vittoria finale.

Con tutta questa complicazione, non bisogna però disperare: c’è una qualche probabilità che questa sia l’ultima volta che gli occhi del mondo si concentreranno sullo sperduto Iowa per ragioni elettorali.

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