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I nostri Santi (Parrocchia Oratorio San Francesco d’Assisi di Terni)

SAN DOMENICO SAVIO – Adolescente Nato presso Chieri il 2 aprile 1842 da famiglia povera.

A 7 anni Domenico viene ammesso a fare la Prima Comunione, un’eccezione visto che l’età media per ricevere il Sacramento era di 12 anni. La sera stessa del suo primo incontro con Gesù, con la scrittura grande e incerta di un bambino di seconda elementare, ma con volontà decisa, scrisse:

“Ricordi e propositi della mia Prima Comunione”

> Mi confesserò molto sovente e farò la Comunione tutte le volte che il confessore me lo permetterà.

> Voglio santificare i giorni festivi.

> I miei amici saranno Gesù e Maria.

> La morte ma non peccati.

Il 29 ottobre 1854 i genitori lo portarono a Torino, da Don Bosco. Entrarono nel suo ufficio tutto pieno di carte; povero ma pulito con un quadro dove era scritto in latino DA MIHI ANIMAS COETERA TOLLE. Salutati i genitori, Domenico chiese a Don Bosco il significato. La risposta fu: “O Signore, dammi le anime e prenditi tutto il resto”. Era il motto che il Santo amico dei giovani si era preso come motto per la sua pastorale. Allora Domenico gli disse: “Ho capito, qui non c’è commercio di denaro, ma di anime. Spero che l’anima mia faccia parte di questo commercio”. Così ricominciò la vita di sempre: studio, scuola, professori, compagni.

L’8 dicembre del 1854, quando a Roma papa Pio IX consegna alla Chiesa il dogma della Immacolata Concezione di Maria, Domenico, nella chiesa dell’Oratorio, tira fuori un foglietto contenente le seguenti parole: Maria, vi dono il mio cuore; fate che sia sempre vostro. Gesù e Maria siate voi sempre gli amici miei, ma per pietà fatemi morire piuttosto che commettere un solo peccato”.

Quante altre cose, Domenico compì in vita! La cosa più bella di lui era che viveva da ragazzo, ma col cuore puntato verso Dio. Un evento che scuoterà anche l’animo di don Bosco è quello avvenuto in un pomeriggio. Domenico Savio era sparito: il lettino rifatto, il banco di scuola vuoto, di lui neanche l’ombra. I ragazzi informano don Bosco, il quale mandatili tutti a giocare, si recò di corsa in chiesa, nel coro dietro l’altare. Domenico era là in piedi che fissava il tabernacolo, una mano sul leggio, l’altra sul petto. “Oh la messa è già finita?” disse a don Bosco. “Vedi, sono già le due del pomeriggio, adesso va a pranzo!”. Mancava dalla colazione.

La vita di Domenico si chiuse presto. Malato di una tosse profonda peggiorava di anno in anno. Il medico diceva: “Gracile comprensione, intelligenza precoce, continua tensione dello spirito, sono tutte lime che gli rodono insensibilmente la vita”. Vitamine, fosforo, iniezioni…nulla. L’unica cosa mandarlo a casa, in campagna e lasciare a Dio la cura più giusta. Egli sapeva tutto e voleva finire la vita all’Oratorio. Ma accettò, salutò tutti: gli amici, don Bosco. A lui disse: “So che non tornerò, ma mi dica cosa posso fare ancora per il Signore”. “Offrigli le tue sofferenze e la tua vita” rispose don Bosco. “Ma, dal Paradiso potrò vedere i miei amici dell’Oratorio”? “Sì”, rispose don Bosco, “te lo assicuro, potrai vedere tutte le vicende dell’Oratorio, i genitori, e tante altre cose belle”. “E potrò venirli a trovare”? “Sì, se il Signore vorrà, potrai venire”. Partì salutando con un “Arrivederci in Paradiso”. Si spense una settimana dopo, il 9 marzo 1857. Si addormentò sussurrando “…oh che bella cosa io vedo…”.

Fu dichiarato santo nel 1954…il primo santo di 15 anni!

Grazie Signore per averci dato…un “fiore” dell’Oratorio!

Ciao Domenico, come dicevi te…”ci vediamo in Paradiso”!

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