10/09 storie e reportage, IRAQ:

Mentre l’attesa di notizie sulla sorte degli ostaggi in Iraq tiene il mondo con il fiato sospeso, la guerra non conosce battute d’arresto.

10 settembre 2004 – Da quattro giorni la cittadina di Tal-Afar, 450 km a Nord di Baghdad e a 75 km dal confine con la Siria, e la città di Falluja, 50 km a Ovest della capitale irachena, sono sotto il fuoco dei bombardieri statunitensiLe cifre non sono confermate, ma le agenzie di stampa parlano di almeno 45 morti e ottanta feriti nella sola Tal-Afar, più una decina di vittime a Falluja. I portavoce della coalizione hanno parlato di un’operazione congiunta con le forze armate irachene per liberare le due città dal controllo dei terroristi , ma fonti ospedaliere irachene parlano di decine di bambini, donne e anziani che hanno perso la vita durante gli attacchi aerei.

La situazione è fuori controllo in quasi tutto il Paese, mentre continuano a rincorrersi le ipotesi rispetto all’ultimo rapimento di stranieri in Iraq, quello di Simona Pari e Simona Torretta. Mercoledì 8 settembre 2004, il panorama delle interpretazioni sul cambiamento di strategia della guerriglia irachena, che non colpisce più obiettivi strategici, ma sposta il tiro contro persone estranee alla logica della guerra, come giornalisti e cooperanti, si è arricchito del parere del professor Jhonatan Stevenson, esperto di anti-terrorismo inglese che lavora per il Iiss (International Institute for Strategic Studies) di Londra.

I terroristi hanno cambiato obiettivo: ora puntano sui soft-target , ha spiegato l’esperto, donne, bambini, giornalisti, volontari. Non sono protetti e allargano l’impatto mediatico delle azioni dei terroristi. Rapire o uccidere un soldato può sempre essere considerato un rischio del mestiere che queste persone hanno scelto. Rapire gente innocente comporta un maggiore impatto emotivo sull’opinione pubblica dei Paesi che compongono la coalizione. Questo genera una maggiore pressione sui rispettivi governi che potrebbe portare al ritiro delle truppe dall’Iraq. In questo senso, gli esempi di Spagna e Filippine sono stati due successi per la lotta armata .

Questa interpretazione quindi dà per scontata una scelta strategica della guerriglia irachena. La sua versione però non convince tutti, a cominciare da Ali Rashid, portavoce dell’Autorità Nazionale Palestinese ed esperto di vicende mediorientali. Non sono assolutamente d’accordo con questa tesi , dichiara Rashid, questa lett

ura è fuorviante. Ho dei dubbi fin dalle prime decapitazioni rese pubbliche attraverso dei videotape. Quale gruppo di resistenza che voglia ottenere la solidarietà internazionale, peraltro dimostrata dalla stragrande maggioranza delle opinioni pubbliche occidentali, avrebbe interesse a mostrare un volto tanto barbaro e feroce? Baldoni è stato assassinato senza quasi aspettare che scadesse l’ultimatum. Si era già deciso di ucciderlo .

I massimi vertici religiosi, sia sunniti che sciiti, hanno duramente condannato il rapimento delle cooperanti italiane, dei giornalisti francesi e del povero Enzo Baldoni , sottolinea Rashid, d’altro canto il nazionalismo laico, quello più politicizzato, ha il solo scopo di liberare l’Iraq dall’occupazione straniera. In che maniera tutto questo può tornargli utile? Cosa può guadagnare in termini di sostegno internazionale dal rapimento di persone che spendono la loro vita ad aiutare la popolazione civile irachena oppure a raccontare il dramma della gente sotto le bombe? Nessuno di loro era in qualche maniera compromesso con l’apparato industriale-economico dell’occupazione, quindi è assolutamente controproducente attaccare degli innocenti .

Anche alcuni comportamenti delle truppe d’occupazione sono di difficile interpretazione. Il 3 settembre 2004 è stato arrestato Abdul Jabbar al-Kubbaysi, presidente dell’Alleanza Patriottica Irachena ed esponente di quella resistenza laica e nazionalista alla quale faceva riferimento Ali Rashid. Dopo un esilio di trent’anni, al-Kubbaysi si è sempre battuto per la fine dell’occupazione militare, ma ha sempre condannato gli episodi di violenza. Perché arrestarlo? Un altro episodio poco chiaro è quello dell’attacco militare sferrato proprio il giorno e nella zona in cui sembrava che sarebbero stati rilasciati i due reporter francesi. Perché?

Ai dubbi generati da questo repentino cambiamento di strategia della guerriglia irachena e da certe scelte degli occupanti, si sono aggiunte le dichiarazioni di Hussein Ali Kamal, vice-ministro dell’Interno dell’Iraq e capo dei servizi di sicurezza. Il politico ha sottolineato la specificità delle attrezzature e della tecnica utilizzata dai terroristi per rapire le due italiane e i due iracheni dalla sede di Un ponte per’ e di Intersos’. Ha fatto riferimento ai servizi di sicurezza stessi. Come lo spiega signor Rashid?

Ho trovato subito molto strano il luogo del sequestro , spiega il diplomatico palestinese, una zona della Baghdad più ricca e sicura. Una zona dove la guerriglia non esiste. Noto che l’insediamento di John Negroponte come ambasciatore degli Stat

i Uniti ha coinciso con un mutamento delle tattiche dei sequestri. Tutti conoscono il passato di quest’uomo e lo conoscono soprattutto le popolazioni del Sud America. Per non parlare del premier Allawi che, durante il suo esilio negli Stati Uniti, lavorava per la CIA e gestiva una rete di terroristi in Iraq. Non ho certezze, ma sicuramente queste due figure controverse non aiutano a fare chiarezza .

Quello che si può notare , conclude Rashid, è che viene fatta passare una lettura degli eventi sempre più radicale. Sembra che si voglia scavare un solco sempre più profondo tra il mondo arabo-musulmano, rappresentato nella sua generalità come un esempio di barbarie senza fine, e il mondo occidentale, portatore di democrazia e di civiltà. Questo, da un lato aiuta i fautori dello scontro di civiltà, dall’altro tace di tutta quella parte della popolazione araba e musulmana moderata e desiderosa di un dialogo basato sul rispetto reciproco. Inoltre tutto quello che sta accadendo sposta l’obiettivo dal problema che sta alla base di tutto questo: una guerra ingiusta, un’aggressione che destabilizza tutta l’area e che la grande maggioranza delle opinioni pubbliche occidentali rifiutano .

La situazione in Iraq è fuori controllo. Le bombe continuano a mietere vittime innocenti in tutto il Paese. Di Simona Pari e Simona Torretta non si hanno notizie, come dei due giornalisti francesi e degli altri ostaggi. Mentre il fragore della guerra si sovrappone alla ridda di ipotesi sui rapimenti, non tace la voce dei bambini iracheni e dei loro genitori che hanno sfilato per le strade di Baghdad chiedendo la liberazione degli ostaggi.

Christian Elia

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