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La frusta di Luttwak

Mercoledì 25 Luglio 2001, ore 11.43

La frusta di Luttwak

“Professore, immagino che lei non sia stato a Genova a protestare contro il G8…”. Edward Luttwak, politologo ed economista del Centro di studi strategici e internazionali di Washington, voce ascoltata alla Casa Bianca e al Pentagono, sorride: “No, infatti, non ci sono andato. Anche se il mio ultimo libro non è certo tenero con la globalizzazione”. Il libro, pubblicato in Italia da Mondadori nel maggio del ’99, si intitola “La dittatura del capitalismo” ed è una critica spietata ai meccanismi di funzionamento dell’economia mondiale e in particolare di Wall Street. Studioso di fama mondiale, con interessi che spaziano dalla geopolitica alla storia antica (è suo il celebre saggio “La grande strategia dell’Impero Romano”), tagliente come sempre, Luttwak era martedì in città per una conferenza sulle prospettive dei mercati finanziari mondiali organizzata da Italintesa, la società reggiana specializzata in operazioni di trading sui derivati per conto proprio. Da qualche settimana, Luttwak è legato a Italintesa da un rapporto di consulenza: si occuperà dello sviluppo della società reggiana sui mercati internazionali. A fare gli onori di casa, il presidente di Italintesa Nicola Fangareggi e l’amministratore delegato Andrea Vezzani. Impossibile, a 48 ore di distanza dalla chiusura della riunione del G8 a Genova, non chiedere a Luttwak cosa ne pensa del movimento antiglobalizzazione: “Il G8, così come è organizzato oggi, è una perdita di tempo. Ma la protesta è completamente sbagliata. La globalizzazione crea degli effetti negativi, ma non sono quelli individuati dai contestatori. Il pericolo principale è quello dell’omologazione culturale, quello di un mondo in cui tutto è McDonald’s”. E le multinazionali? Secondo il cosiddetto popolo di Seattle sfruttano la manodopera e le risorse dei paesi poveri. “Questa delle multinazionali – replica Luttwak – è una stupidaggine. Nei paesi del Terzo Mondo le multinazionali creano occupazione e sviluppo. Il problema è in Europa, a Reggio, perchè la delocalizzazione produttiva colpisce gli operai dei paesi più avanzati. Infatti non ho mai visto poveri cristi del Terzo Mondo protestare contro la globalizzazione. A Genova c’erano solo dei figli di papà”. Con quel gusto per la provocazione che lo ha reso famoso, Luttwak spiega la sua particolare ricetta antiglobalizzazione: “Le politiche di delocalizzazione delle multinazionali si contrastano elevando il livello qualitativo del sistema. A Reggio, per esempio, dovrebbe esserci un sforzo corale del sindaco, dell’Amministrazione, della Regione, per fare in modo che la vostra provincia rimanga un buon posto in cui investire. E bisogna puntare soprattutto sul capitale umano e sulla specializzazione”. Quanto alla traballante situazione dei mercati finanziari mondiali, il professore può permettersi l’esibizione di nonchalance di chi l’aveva detto: “L’avevo scritto nel mio libro che sarebbe andata a finire così. C’è stato un periodo in cui chiunque comprasse azioni di qualunque società in qualunque borsa guadagnava un sacco di soldi. Non poteva durare e infatti ora tutto questo è finito. Ma i mercati finanziari non sono in crisi. Siamo solo tornati da una fase anomala alla normalità”.

Gabriele Franzini

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