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L’incompiuta dell’Appennino

Attualità

La necessità di costruire una nuova sede appenninica per il comando provinciale del Corpo Forestale dello Stato si manifesta a fine anni Novanta, quando la sede del Corpo viene trasferita da Collagna a Busana, non senza polemiche. Gli amministratori della montagna, in accordo l’allora comandante della Forestale, Enrico Bertoluzza, segnalano l’esigenza al ministero competente, quello delle infrastrutture. Nel 2002, il governo Berlusconi 2, ministro competente il parmigiano Pietro Lunardi, inserisce la nuova caserma nel programma di interventi finanziati. Nel 2003 il Comune di Busana individua l’area per ospitare la struttura in località Borello, alle pendici del Ventasso, all’interno del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano. I terreni vengono donati dai proprietari busanesi al Comune e da questo al ministero delle infrastrutture.

Nel 2004 si scopre che il terreno in quella zona è instabile: il Comune paga una perizia geologica, che nel 2005 necessita di un ulteriore approfondimento. E siamo al 2006: il ministero delle infrastrutture affida la costruzione della caserma alla ditta Selit srl di Roma. Tre piani, uffici, camere e servizi per il personale a un costo di un milione e 300mila euro. Ma l’impresa non dà inizio ai lavori. Anzi, non apre proprio il cantiere. Il contratto viene risolto per grave inadempienza e tutto si ferma per più di due anni.

All’inizio del 2009 il ministero stipula un nuovo appalto adeguando i costi, che lievitano di 700mila euro: se lo aggiudica per un milione 987mila euro l’impresa Staccone spa di Roma, che prende in mano i lavori il 30 aprile e dovrebbe consegnare la caserma finita il 20 ottobre dell’anno successivo, 2010. Dovrebbe. Perché, a cantiere in corso, si ravvisa la necessità di adeguare ulteriormente i costi (per 105mila euro) nonché i tempi di consegna: prima di 30 giorni, poi di 120, infine di 540: un anno e mezzo. La caserma dovrebbe essere finita per febbraio 2012. Nasce un altro contezioso e l’appaltatore presenta istanza di recesso dal contratto, che il Provveditorato interregionale alle opere pubbliche respinge.

Siamo alla fine del 2011 e cosa c’è di costruito al Borello di Busana? Solo il 58 per cento dell’opera: struttura portante, tetto e muri esterni. Per procedere serve una ‘variante tecnica non sostanziale’: viene redatta e approvata nel marzo 2012 dal Provveditorato opere pubbliche, che posticipa di altri 150 giorni la consegna dell’opera e ingiunge alla ditta di riprendere e continuare i lavori nel frattempo interrotti. Ma la ditta romana non continua. Il cantiere si ferma (o quasi) per altri tre anni. Piovono sollecitazioni al governo da amministratori locali e dalla senatrice reggiana del Pd Leana Pignedoli.

A luglio 2015 il Provveditorato opere pubbliche di Lombardia ed Emilia Romagna rescinde il contratto d’appalto con la ditta romana per ‘inadempimenti e gravi irregolarità’ e, ad ottobre, affida il completamento dei lavori nella caserma della Forestale a due ditte di Ramiseto. Importo 133mila euro. Entro quest’anno, 2016, la caserma del Corpo Forestale dello Stato di Busana dovrebbe essere pronta. Visti i precedenti il condizionale è d’obbligo.

Piccolo particolare: nel frattempo il Corpo Forestale dello Stato non esiste più. Cancellato.

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