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Schede – Manuela Arcuri

di Gianandrea Rorato

TREVISO (4 luglio) – Una storia d’altri tempi: l’amore di un padre aiuta il figlio a battere la malattia. Un film a lieto fine? No la verità. Il papà dona un rene al figlio in dialisi: un trapianto difficile e rischioso. Ma l’operazione va a buon fine. Il figlio sta bene e dopo un periodo di riabilitazione potrà tornale al lavoro e ad una vita normale.

Il calvario durava da tempo. Poi gli accertamenti e la speranza di risolvere il problema con un trapianto. La prima cosa chiesta dal padre, pensionato, al risveglio dall’operazione? «Come sta il mio ragazzo?». I due protagonisti abitano a Motta di Livenza. L’operazione, perfettamente riuscita, è stata eseguita dai medici del Ca’ Foncello a Treviso.

È la storia di Massimo Venturin, 37 anni, sposato da anni con Myriam. Fa l’operaio specializzato in una ditta del Mottense. Non ha problemi di salute, vive una vita normalissima. Poi negli ultimi mesi un problema di salute lo costringe a scalare le marce della vita. Una grave insufficienza renale lo costringe a rallentare e a misurarsi con un’esistenza complicata. Tanto da dover sottoporsi a dialisi almeno una volta ogni due giorni. Altrimenti rischierebbe la vita. In famiglia ci si interroga e ci si chiede se esistono rimedi per poter sconfiggere l’insufficienza renale e tornare a vivere un’esistenza normale. In ospedale si analizza la situazione. Poi i medici propongono una soluzione. Un trapianto di rene: per Massimo l’unica possibilità di guarigione. Operazione rischiosa e tra l’altro complicata, visto che i donatori compatibili sono rari.

Gli interrogativi sono tanti e gli sguardi fissano il vuoto. Dove e come trovare un rene per Massimo? L’unico a non avere dubbi è Elio Venturin, il papà di Massimo, 67 anni, ex dipendente di un mobilificio di Meduna ed oggi pensionato. «Darò il mio rene – dice – a Massimo». Poi le analisi: il rene è compatibile. Mercoledì l’operazione. Passano le ore, con la famiglia in sala d’attesa a sperare. Ora la gioia: papà e figlio stanno bene. Il futuro sarà roseo: abbracci, lacrime e cuori in tumulto. La gioia contagia anche i medici del Ca’ Foncello per i quali l’operazione era tutt’altro che semplice. Il padre si sveglia e chiede: «Massimo come sta?». È subito felice. Sa d’aver donato la vita al figlio per la seconda volta.

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