Senza categoria

Ho pianto al termine di una straordinaria domenica con il Papa: “Non abbiamo paura”

LA STANZA DEL FIGLIO di NANNI MORETTI

Finalmente sui teleschermi l’ultima fatica di Nanni Moretti, uscita a tre anni di distanza dall’autodocumentario politico-intimista Aprile. Finalmente una storia che esplora i sentimenti, attraverso il dolore, mettendo da parte velleità politiche e sociali. Nonostante il contenuto dell’ultima pellicola sia agli antipodi rispetto alla precedente, lo stesso Moretti ha dichiarato di avere girato i due film contemporaneamente. Il risultato è un opera sicuramente più cinematografica, che raccoglie un cast di attori affiatati e sensibili, un montaggio in crescendo nella parte centrale del film, che determina la rottura dell’equilibrio quasi ideale della famiglia al limite della perfezione, formata da un padre, uno psicanalista scrupoloso, molto presente nelle dinamiche della famiglia, una madre affettuosa interpretata con grande intensità da Laura Morante e due figli una energica studentessa diciottenne e Andrea, il giovane studente interpretato da Giuseppe Sanfelice. Da sottolineare due riuscite apparizioni, quasi camei, affidate a Silvio Orlando e a uno Stefano Accorsi in gran forma. Molto interessante la rappresentazione della morte, non documentata da nessuna scena, e pronunciata pochissime volte e soltanto alla fine del film. L’evento è annunciato dalle scene serrate che lo precedono, dallo splendido commento musicale affidato a Nicola Piovani, musicista onnipresente nelle pellicole italiane di qualità, premio Oscar per la colonna sonora del pluripremiato la Vita è Bella, dalla tensione che cresce nei protagonisti, che sembrano avere contemporaneamente il presagio di ciò che sta accadendo. Della morte vengono rappresentati i dettagli più crudi, con glaciale disperazione, come la chiusura della bara, l’insistenza meticolosa sulle operazioni macabre della saldatura del coperchio e l’immagine in macro del chiodo, che stridente sigilla definitivamente il distacco del ragazzo dalla vita. Un dolore strozzato, spietato, reso più crudo dal latente senso di colpa del padre, che si sente in parte responsabile per avere dedicato ad un paziente il tempo che sarebbe stato, a sua insaputa, indispensabile per salvare al figlio la vita. L’immenso dolore rischia anche di distruggere il rapporto con la moglie, ma sul finale sarà il tentativo di recuperare alcuni tasselli della vita del figlio a rinsaldare il nucleo familiare, nella stanza del figlio. Particolarmente toccante la scena del regalo postumo del padre al figlio, affidata alla bellissima canzone “By the river” di Brian Eno.

Share: